2. LA RIVELAZIONE

Quell’estate rispetto a tutte le altre era particolare, il caldo era torrido, le persone uscivano di casa solo se necessario, sembrava sempre di essere in uno dei gironi dell’inferno dantesco (era proprio uno di quei giorni in cui i telegiornali mostravano solo turisti con i piedi a mollo nelle fontane più famose d’Europa).

Amelia era appena scesa dalla sua auto e già si stava pentendo della sua scelta, il caldo le stava sciogliendo quell’ultimo strato di trucco che le era rimasto mentre andava incontro al nulla, ad una sua sensazione. Mentre camminava lungo la grigia via in cerca del qualcosa che l’aveva fatta fermare tutte le persone la fissavano come se fosse stata la figlia illegittima di Leonardo Di Caprio e la Regine Elisabetta di Inghilterra mostrando vistosamente nei loro volti incredulità e felicità come se fossero in preda ad un incredibile miraggio. Amelia ovviamente non si accorse di nulla, d’altronde aveva lasciato gli occhiali in macchina, fino a quando lui non andò a parlarle.

Un uomo sulla trentina le si avvicinò e Amelia un po’ impaurita lo fissò per qualche secondo.

Lui, senza bisogno di troppe presentazioni iniziò a parlare.

“Ciao Amelia, intanto buon compleanno e benvenuta da questo lato del mondo, io sono Matisse. Vedo nei tuoi occhi il senso di disorientamento che ho provato anch’io alla tua età, faticavo a comprendere ciò che mi stava accadendo ma questo è un normale rito di passaggio a cui tutti noi ci dobbiamo sottoporre nel momento in cui iniziamo a vedere davvero il mondo in cui viviamo. Mi sento davvero onorato di essere stato incaricato io come tuo sponsor per la transizione, non ti preoccupare ci sarò in ogni momento così da non farti mai sentire sola.”

Amelia non riusciva ad essere lucida, non riusciva a capire cosa le stesse succedendo, quell’uomo, quel Matisse, cosa voleva veramente da lei? Era forse ubriaco? Era drogato? Aveva forse dato retta a un vagabondo? Lui continuava ad osservarla forse attendendo un segno, una risposta o almeno un cenno. Amelia non aveva paura di lui ma adesso voleva solo stare da sola, non aveva il coraggio di fargli una qualsiasi domanda, non aveva neanche il coraggio di guardarlo dritto negl’occhi, Amelia si voltò e tornò verso la sua macchina. Riusciva solo a pensare alla madre che la aspettava per cena da circa mezz’ora senza sapere dove la figlia si fosse persa.

Amelia se ne andò, lascio l’uomo sul ciglio della strada che la continuò ad osservare fino a che lei non sparì definitivamente.

Arrivò a casa, mangio sforzandosi senza avere un briciolo di fame, andò a letto presto per starsene da sola a ripensare a ciò che le era appena successo.

Chiuse gli occhi e vide Matisse.

Amelia si rese conto di quanto doveva ritrovare quell’uomo, aveva commesso un’enorme cazzata.

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