4. IL RIFUGIO SICURO

Amelia finalmente era riuscita a rivedere Matisse, distrutta dalla nottata insonne tornò a casa, sapeva che si sarebbero rivisti da lì a poco, lei glielo aveva detto “sono pronta a seguirti non scappo più” ora doveva solo aspettare che lui si palesasse di nuovo per renderla partecipe di tutte le nuove esperienze di vita a cui andava incontro.

Amelia non sapeva cosa aspettarsi dal suo futuro, ma ormai era una situazione a cui aveva fatto l’abitudine, andò nel suo rifugio sicuro, voleva tornare nel posto in cui fin da piccola aveva trovato sempre rassicurazione, voleva tornare nel posto che le aveva sempre dato incondizionatamente amore.

Amelia quel giorno, nonostante le ore di sonno che doveva recuperare volle vedere solo una persona, sua nonna.

Attraversò il bosco che le divideva, abitavano vicinissime, ma il passaggio per arrivare a casa della nonna era come un tortuoso cammino liberatorio, passare per quegli alberi profumati, per quei roseti in fiore la denudavano sempre di ogni pensiero, di ogni impurità, di ogni pensiero, aveva bisogno di vedere l’anziana donna per raccogliere da lei le forze per accettare ciò che le era stato detto, aveva bisogno di depurarsi come aveva sempre fatto in ogni momento duro della sua vita.

Erano circa le 4 del pomeriggio, Amelia prima di entrare nella casa passò cinque minuti ad osservare l’anziana donna fuori dalle vetrate di casa sua, era seduta, tranquilla, con gli occhiali appoggiati al tavolo a bersi una calda tazza di the, la nonna non sapeva che Amelia la stava osservando da fuori come non sapeva che la giovane donna stava andando da lei per un sauto, o anzi meglio, per un aiuto. Amelia busso sulla spessa finestra la nonna si girò e fece un immenso sorriso, la invitò ad entrare.

L’anziana donna la conosceva meglio di chiunque altro e sapeva che se la nipote si presentava così, senza invito, senza chiamarla prima, significava solo una cosa: HO BISOGNO DI TE.

La nonna nonostante faticasse a camminare si alzò per andare verso di lei ad aprirle la porta, la guardò solo per un secondo dritta negl’occhi e le disse, “Allora stella l’hai già conosciuto?”.

Amelia presa da un sussulto non riuscì a nascondere la sorpresa per la domanda appena ascoltata e rimase in silenzio a guardarla, mostrò solo un tenero sorriso perché sapeva di essere nel posto giusto al momento giusto.

“Mia cara, nella nostra famiglia siamo solo io e te ad avere il dono di vedere, solo io e te siamo state investite dalla fortuna di poter conoscere il mondo, vedo la paura nei tuoi occhi, ma francamente mi stupirei del contrario. Ora, tu non sai cosa significa poter scrutare il mondo e poter agire per renderlo un posto migliore, io d’altronde mi rendo conto di essere stata incaricata di svolgere un ruolo molto meno importante di quello che tocca a te, però voglio dirti una cosa, non temere, quando vorrai, in ogni momento, potrai venire qui da me e potremmo capire insieme cosa dovrai fare, io so a cosa sei destinata e purtroppo non posso dirtelo però sono sicura che tu riuscirai sicuramente a portare a compimento la tua missione di vita.”

Amelia quasi si era pentita di essere andata dalla nonna, voleva il suo rifugio sicuro, voleva rivivere le emozioni di quando era bambina e ogni sera andava a mangiare dalla nonna perché era la cosa che più la faceva stare bene sulla faccia della terra.

Già il giorno precedente aveva capito parlando per la prima volta con Matisse, che alcune domande in determinate situazioni non doveva porle, doveva solo arrendersi al fatto che le risposte le sarebbero arrivate a tempo debito.

Amelia tornò a casa, con ancora più domande, con ancora più incertezze, attendeva qualcosa, attendeva Matisse, attendeva un segno. Intanto decise di continuare a vivere la sua vita come se nulla fosse aspettando una risposta a tutti i suoi interrogativi.

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