5. LE TRE ANIME

OH OH BUONA VIGILIA DI NATALE MIO CARO LETTORE! LEGGENDO IL TITOLO SICURAMENTE PENSERAI CHE QUESTO ARTICOLO ALTRO NON E’ CHE L’ENNESSIMA SCOPIAZZATURA DI “A CHRISTMAS CAROL”;, NON TEMERE IL POVERO CHARLES LO LASCIAMO RIPOSARE IN PACE.

Amelia dopo una lunga giornata andò finalmente a dormire. Era dicembre, era la vigilia di Natale, sentiva la pioggia ticchettare delicatamente sul tetto in legno della sua camera da letto, il piumone caldo la avvolgeva come un tenero abbraccio materno, non ci vollero neanche cinque minuti per far cadere Amelia in un profondo sonno ristoratore.

Un tuono squarciò il cielo illuminando il mondo a giorno e lasciando chiunque ammutolito dalla grandezza del suono.

Amelia come chiunque quella mattina si svegliò di colpo, si sentiva osservata, i mobili nella penombra della camera sembravano quasi che la osservassero. Lei si rifugiò sotto le coperte e provò a riaddormentarsi. Dopo qualche secondo sentì un brivido freddo attraversarle il corpo, cerco con la mano le coperte sotto cui si stava delicatamente rifugiando, non le trovò. Fu costretta a svegliarsi.

Aprendo gli occhi Amelia non riconobbe più quella tenera cameretta d’infanzia in cui aveva riposato negli ultimi venticinque anni, il suo letto era come attorcigliato in una nube bianca, quella sensazione di gelo che aveva provato fino a qualche secondo prima era di colpo sparita, ora provava una strana curiosità nei confronti di tre figure che vedeva oltre la coltre bianca.

Amelia sicuramente si sentiva in uno strano ed intrigato sogno, d’altronde aveva mangiato pesante a cena.

Tre donne, tre donne apparvero di fronte a lei. Avevano aspetti umani ma era palese che le tre donne provenissero tutte da epoche storiche diametralmente opposte, si assomigliavano tutte e tutte assomigliavano ad Amelia, si vedeva che ognuna di loro aveva qualcosa in comune e quel qualcosa sembrava attrarle verso Amelia, la guardavano come se stessero vivendo il giorno più bello della loro vita.

La prima a sinistra, alta circa un metro e settanta, era terribilmente affascinante il pallore e la brillantezza della sua pelle risaltava i folti capelli neri che le cadevano delicatamente sulle spalle, non portava un filo di trucco mai era perfetta, le sopracciglia scure incorniciavano due piccoli occhi celesti,esprimevanoi autorevolezza e determinazione. Amelia la fissavafucsia con ammirazione, era quel tipo di donna a cui Amelia avrebbe voluto assomigliare, non tanto per l’aspetto fisico ma per le sensazioni che scatenava nelle altre persone.

In mezzo alle tre donne, sedeva composta una giovanissima fanciulla, così su due piedi Amelia pensò la ragazza era addirittura minorennetre, di fronte a sé c’era la persona più elegante che Amelia avesse mai visto, sembrava la reincarnazione di una di quelle sua donne d’altri tempi,quelle donne che oggi si trovano raffigurate nei quadri, esposte nei grandi musei.La giovane donna,dalla vita strettissima,portava un suntuoso e sicuramente pesante abito color lavanda, i suoi occhi sembravano delle piccole noccioline,brillanti,energici ma anche tristi,chissà cosa aveva dovuto vedere nella vita,pensò Amelia tra sé e sé, chissà perché una ragazza così giovane era diventata anima così presto. Era come se una bambola di porcellana la stesse fissando.

La ragazza si voltò delicatamente come se volesse chiedere ad Amelia di non perdere la concentrazione,di non farsi mille domande in testa, era come se la giovane fanciulla avesse percepito che Amelia la stava scrutando esageratamente, era quasi a disagio per la durata del suo sguardo,allora Amelia spostò la sua attenzione sulla terza donna.

L’ultima erae la più vecchia delle tre, non perché fosse anziana ma perché era evidente che la vita l’aveva rovinata, aveva sempre dovuto lavorare troppo e questo l’aveva portata ad invecchiare precocemente. Gli abiti erano semplici, portava un lungo grembiule bianco intonato alla gonfia cuffia che portav in testa per nascondere i capelli incolti da cui spuntava un unico e solitario ciuffo grigio, le mani, leggermente sporche, non potevano nasconderee il tipo di vita che era stata costretta a vivere, magari Amelia stava divagando troppo con il pensiero, magari la donna era stata tanto amata in vita e il fatto di aver dovuto faticare tanto. Il suo sguardo era dolce, era materno, era confortante.


Il silenzio si ruppe e la donna dai folti capelli neri iniziò a parlare, intanto Amelia si stava auto compiacendo mentalmente per non aver indossato il pigiamino in pile imbarazzante fucsia con i conigli.


Di fronte all’immensità dei suoi pensieri la ragazza colta alla sprovvista nel suo letto si perse l’inizio del discorso e per non sembrare maleducata non la fece incominciare daccapo, nel giro di un nano secondo si sentì catapultata all’interno della sua storia e non riuscì più a distogliere lo sguardo.


Amelia la nostra storia personale te la racconteremo in un secondo momento, ciò che ci interessa adesso è farti capire perché siamo qui e perché tu per noi sei così importante.


Nel momentote in cui sei nata l’Universo si è rotto, abbiamo faticato molto per riuscire a trovarti e ora che siamo qui dobbiamo spiegarti perchè tu sia così importante prima che sia troppo tardi.


Il cuore di Amelia batteva all’impazzata, non come riflesso di paura ma perchè finalmente si sentiva al posto giusto nel momento giusto, era come se il puzzle della sua vita si stesse lentamente completando.


La ragazzina nel mezzo, con tutta la sua eleganza fece udire un flebile sibilo di voce:

“il mondo ha bisogno di te”


La prima donna finalmente si presentò:

“Io sono Mercedes Monte Rosso e sono l’anima di una partigiana della Seconda Guerra Mondiale”

Poi parlò la giovane fanciulla:

“Io sono Charlotte De Marie e la mia è l’anima di una fanciulla di corte del diciottesimo secolo”

Infine la donna dallo sguardo materno disse:

“Io sono Teodora Charles e la mia è l’anima di una locandiera del 1800 e noi siamo tutte qui per te”


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